Due chiacchiere fra Valeria, autrice de “La storia dei sapiens raccontata a un coronavirus” e Nathalie. Due autrici intrigate dal coronavirus ….

28 Maggio 2020

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Valeria, puoi raccontarci come è nata la voglia di scrivere un libro con in parte il tema del Coronavirus?
Io adoro i paradossi, e che cosa c’è di più paradossale di un microscopico virus che blocca quasi ovunque le normali attività umane? A dire il vero ho cominciato a interessarmi al covid 19 molto prima che scoppiasse la pandemia, quando ancora pensavo, come la maggior parte degli occidentali, che sarebbe rimasto in estremo Oriente.
All’inizio mi aveva incuriosito soprattutto il salto di specie da un mammifero ignoto agli esseri umani, poi ho fatto ricerche sospettose sull’Istituto di Virologia di Whuan, e, via via che l’emergenza sanitaria si estendeva, ho letto la stampa internazionale per provare a osservare le reazioni nei vari Paesi.
I paradossi spuntavano fuori da tutte le parti.
– Ma ci pensi – dissi una sera a un’amica entrando al cinema – se ci dicessero che al cinema non si può più andare, come sta succedendo in Iran?.
– Ma figurati – mi rispose lei.
Quella sera, in effetti, era impensabile che accadesse, eppure dopo pochi giorni è successo davvero. E’ iniziato il lockdown. A parte la paura del contagio, questo coronavirus mi è sembrato davvero un’occasione di riflessione straordinaria.

Come ti è venuta l’idea di dialogare con la Sars – 2?
Chiacchierando con due dei miei nipoti ancora studenti, mi sono resa conto che entrambi cercavano di trovare un collegamento tra l’impegno nelle attività didattiche e il tempo sospeso della quarantena, tra le domande che servono a studiare e quelle che ti si affollano in testa quando ti capita una pandemia globale.
Quella sera ho scritto per loro la prima lettera. Loro due si sono divertiti molto, e io mi sono sentita così contenta che ho continuato a scrivere e a mandare una mail settimanale, i cui destinatari si sono allargati ad altri familiari e amici. E’ stato un modo divertente di rimanere separati ma in contatto, di condividere i miei pensieri e provare a vincere la scommessa di ritrovare un senso.

Si può parlare di un vero e proprio saggio letterario?
Nell’accezione di “prova” o “esperimento” assolutamente sì. Erano anni che cercavo un’occasione per raccontare la storia partendo … dalla fine, cioè dalle emozioni e dalle esperienze del presente, perché sono convinta che la sua conoscenza, di vitale importanza, acquisti senso solo se si sviluppa a partire dalle domande “vere”, non da quelle fasulle delle interrogazioni o dei quiz. E poi ho provato a sperimentare la flessibilità della lingua, che ti permette di dire cose difficili in maniera semplice e di sorridere anche quando provi dolore o paura.

Il filo conduttore del dialogo è la storia dei sapiens. Come hai affrontato la scelta dei capitoli da trattare?
Intanto per cominciare, quando ho capito che il coronavirus lasciava in pace la natura, l’aria, il mare, le piante in pieno risveglio primaverile, mi sono sentita rassicurata: “ Fortunatamente è un problema solo dei sapiens”, ho pensato. E mi sono venute in mente le cose che poi ho scritto: gli innumerevoli pregi e gli ambiziosi difetti del genere umano. Il filo logico che avevo in testa era fatto dalle domande che ci ha sbattuto in faccia la realtà quotidiana e che, insieme alla clausura forzata, mi hanno stimolato tantissimo a studiare, a documentarmi, e a mettere per iscritto le idee. Avrei potuto scrivere decine e decine di altre lettere, ma a un certo punto mi sono sentita come allo scadere del tempo di una gestazione, e ho sentito il bisogno di concludere il libro per poter condividere il testo, le sue riflessioni e gli stimoli mentali che spero possa innescare.

Nonostante il soggetto trattato, il libro è di lettura facile, grazie ad una bella carica di umorismo e gentile derisione verso di noi, sapiens.
Guarda, mentre scrivevo mi sembrava di suonare, oppure di dipingere, ho giocato con la lingua e gustato le parole come se fossero note e colori. Spero davvero che in molti possano dire, come mi ha scritto qualcuno, “L’ho letto e son contento”. Per me questo libro è prima di tutto un regalo al “sentimento del pensiero” dei sapiens e spero che faccia bene al cuore e alla mente.

Questo libro è la tua prima pubblicazione. Un bell’impegno come primo soggetto da trattare…. possiamo dire che questo episodio del lockdown, in qualche modo, ti ha spinto ad uscire in piena luce?
In un certo senso sì. Ho lavorato fin dai tempi dell’università per l’editoria, e per oltre trent’anni sono stata editor di libri di testo per le scuole. L’editor è una specie di autore nell’ombra, corregge, riscrive e spesso scrive di sana pianta, ma ovviamente quel tipo di scrittura ha moltissimi vincoli, non ultimi i programmi scolastici, le metodologie didattiche, le scelte editoriali in base al mercato di riferimento. E’ la prima volta che scrivo, per così dire, in totale libertà, semplicemente per il bisogno e il piacere di comunicare con altri sapiens che non so nemmeno che età hanno e cosa fanno nella vita.

So che il libro sarà tradotto in inglese e uscirà all’estero. Ci racconti?
Un’amica che mi leggeva in italiano, Martina Ghiandelli, è docente di cultura e lingua italiana nei programmi di Study Abroad delle università americane con sede a Firenze. Quando i suoi studenti sono “fuggiti” dall’Italia, e la didattica è proseguita a distanza, ha trovato molto coinvolgente farli lavorare sulle lettere alla Sars tradotte in inglese. A quel punto abbiamo deciso di pubblicare anche la traduzione del libro, e abbiamo coinvolto un’amica americana, Janine Salamida, traduttrice, interprete e docente a sua volta. Innamorate entrambe della lingua come me, con loro il testo è diventato un concerto multiculturale, un’esperienza veramente ricca. Le loro qualità si possono apprezzare nella traduzione inglese, ma anche i suoni e i ritmi dell’italiano sono migliorati grazie a questo confronto entusiasmante.

Eccoci giunti alla fine della nostra chiacchierata.
E Nathalie cosa c’entra con il coronavirus? C’entra, c’entra… lo scoprirete nel prossimo articolo 😉

Valeria Marchionne Cioni
Laureata in storia moderna, lavora da oltre trent’anni nel settore dell’editoria scolastica; è esperta di didattica della storia e delle lingue, editor di saggistica e narrativa, curatore e autore di manuali di storia, docente di italiano L2. Inoltre progetta e realizza laboratori per la didattica inclusiva e percorsi multimediali di edutainment.

TAG: Coronavirus, Covid-19, Racconti

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