Cultura Commestibile parla di Giochi Briosi!

4 Luglio 2017

logo-giochi-briosi
Giochi Briosi - Cultura Commestibile parla di Giochi Briosi!

Con Antonio Aiazzi ho un debito di quelli che non hai modo di saldare. Gli sono debitore perché lui, insieme agli altri quattro Litfiba, Gianni, Piero, Ghigo e Ringo, negli anni Ottanta mi ha regalato delle emozioni così intense e irripetibili che ancora oggi, a ripensarci, le sento vive in me. Io ero un adolescente, loro un po’ più grandi, in quella Firenze dove si respirava un’aria di eccitazione continua, dove l’aggettivo per tutte le occasioni era “nuovo”: nuova musica, nuovi locali, nuove riviste, nuova moda, nuove tecnologie, nuovo tutto, insomma.

E loro, i Litfiba, erano quelli di noi che ce l’avevano fatta, che erano balzati all’attenzione non solo italiana ma addirittura europea. Tra tutti quelli visti, il concerto che per me resta memorabile fu quello al parco delle Cascine, estate 1985, uno spettacolo travolgente davanti a migliaia di spettatori che non ne avevano mai abbastanza di bis. Lì capimmo che i cinque di via de’Bardi sarebbero andati lontano davvero. Così è stato, la strada percorsa assai lunga, piena di successi ma anche di ferite tragiche e profonde. Alcune rimarginate, altre impossibili da curare, come la morte di Ringo.

Oggi Antonio si divide tra la carriera artistica, mai abbandonata (ultimamente è in tour con l’amico di sempre Gianni Maroccolo) e quella, forse meno nota ai fan dei Litfiba, di produttore di giochi da tavolo. Lo accompagna in quest’ultima attività la moglie, Nathalie Chaineux. È lei la mente creativa del duo, mentre Antonio si occupa prevalentemente della distribuzione e del marketing. È da poche settimane uscita la loro ultima creazione “Il gioco del Chianti Classico” (editore Giochi Briosi), presentato in occasione dell’ultimo Vinitaly e si avvale del patrocinio del Consorzio Vino Chianti Classico. È l’occasione per scambiare due parole con Antonio.
Come e quando nasce il tuo interesse per i giochi da tavolo?

Direi che il gioco in genere è una delle mie caratteristiche, anche gli scherzi. Poi sono sempre stato anche un appassionato i fumetti insieme a mia moglie Nathalie, lei è belga e quindi ha una cultura di fumetti enorme. Quindi da qui nasce l’idea anni fa di fare dei giochi da tavolo.

Qual è stato il primo gioco che avete realizzato?

Il primo gioco è stato creato nel 1992 ma è rimasto un prototipo. Poi abbiamo iniziato con la produzione vera e propria de “I Toscanacci” quindici anni con oltre 30.000 copie vendute, un successo che ci ha fatto conoscere questo mondo affascinante. Dopo I Toscanacci abbiamo realizzato altri quattro giochi sempre riguardanti dei territori (Italia & gli Italiani, i Romanacci, i Veneti & Veneziani e Milano). Poi abbiamo anche realizzato un gioco sulla vita di Gesù.

Perché un gioco dedicato al Chianti Classico ?

Perché il Chianti Classico è un prodotto che è tutt’uno con il territorio e ci affascinava andare a scoprire con le domande, tante particolarità e curiosità. Poi perché ci interessa molto l’argomento vino. Infatti questo gioco apre la porta ad una collana che stiamo realizzando dedicata appunto al vino. Usciremo anche con altre importanti denominazioni a brevissimo.

Descrivimi in poche battute il gioco.

È un gioco a domande con l’aggiunta di carte che fanno interagire i giocatori con piccoli dispetti e battaglie. Tutto per rendere più divertente la partita. A seconda del numero dei giocatori bisogna raggiungere un determinato punteggio di domande esatte. Ci sono quattro categorie di domande e il gioco è in italiano e inglese. Nathalie oltre alla parte concettuale di ogni gioco, crea le domande e tutto il lavoro
di illustrazione con il nostro grafico. Io poi mi occupo più della parte distributiva.

A che pubblico si rivolge?

Dagli 8 anni in su, gli amanti del vino. Ma visto il costo molto contenuto è sicuramente anche un cadeau da portare al posto di una bottiglia, sempre di Chianti Classico si parla.

Dove lo si può acquistare?

Sul nostro sito: www.giochibriosi.it

Ora torniamo indietro nel tempo. Al netto delle nostalgie, ammesso che tu ne abbia, cosa ti manca di più degli anni Ottanta?

Direi l’entusiasmo, tutto era molto più semplice ed era naturale aver voglia di fare. Oggi è tutto molto complicato e manca anche un po’ di coraggio nel voler proporre.

Cosa invece non rimpiangi affatto di quel periodo?

Che dietro a questa festa continua, un giorno scopri che si nascondeva anche una distruzione totale, che ha mietuto molti amici.

Una vostra canzone per te indimenticabile?

“Bambino”, mi sembra di averla registrata ieri allo studio Emme. Ricordo ancora ogni istante di quella seduta di registrazione. Dopo trent’anni penso che rimarrà indimenticabile.

E un concerto che ti è rimasto nel cuore?

Il primo concerto dei Litfiba alla Rokkoteca di Settignano fa parte di quei concerti che ti rimangono nel cuore anche per l’anarchia di quello che artisticamente succedeva su quel palco. Aggiungerei anche però l’ultimo concerto di Trilogia che abbiamo fatto con Piero e Ghigo a Castelsardo per San Silvestro. Perché soltanto dei folli possono salire su di un palco che somigliava più ad un peschereccio atlantico, con il mare in burrasca e la temperatura intorno allo zero. Un’esperienza adrenalinica ed a quasi sessant’anni non capita spesso.

Sei reduce da un tour con Gianni e se non sbaglio tra poco ricomincerete a suonare in giro. C’è della magia nelle vostre esibizioni, un’atmosfera particolare, di grande intensità. Cos’è che rende le vostre performance così emozionanti?

È un concerto veramente particolare, quasi mistico. Un racconto che si svela piano piano, quasi non lo riesco a dividere in canzoni, ma in passaggi. Un percorso che tocca molti momenti della carriera di Gianni, alcuni comuni a tutti e due. E anche grazie ad Andrea Chimenti siamo riusciti a renderli come una sola lettura. Dovremmo riprendere questo autunno delle date.

So che hai in cascina un disco solista. Dai, regalaci qualche anticipazione…

L’unica anticipazione che mi viene da dire è che stupirà. Ho cercato un nuovo modo di approcciare la composizione e la concezione stessa di fare della musica e se non avessi avuto questo barlume non avrei fatto nessun disco. Non sarà un ascolto sempre semplice, ma sicuramente, nel bene o nel male, non credo che lascerà indifferenti.

 

 

 

Giacomo Aloigi

24 GIUGNO 2017 – Cultura Commestibile

ADOTTAMI: L’ ABC di chi vorrebbe un cane – Il nuovo gioco per tutta la famiglia!

ADOTTAMI: L' ABC di chi vorrebbe un cane Chi si ricorda l'emozione da piccoli di ricevere in dono il primo animale domestico? Certamente è un momento importante nella crescita di un bambino. Non solo perché un animale domestico cresce insieme a lui ma anche perché è...

20 anni di Toscanacci, il gioco cult sulla Toscana

In Principio Fu l’Idea … CONOSCERE DIVERTENDOSI! A 20 anni dalla prima uscita de I Toscanacci molte cose sono cambiate... Tutto inizia con l’intuizione di una ragazza Belga per la creazione di un gioco divertente ed educativo sulla Toscana. Qualche anno più tardi da...

5 Giochi Briosi da portare sotto l’ombrellone

Vi è mai capitato di trovarvi sotto l’ombrellone e non sapere come ingannare il tempo? Magari siete al mare con la famiglia o con gli amici e ognuno sta facendo cose differenti: chi scorre i social sul telefono, chi ascolta musica, chi prova a risolvere l’ultimo...

Storia dell’uovo di Pasqua

L'uovo rappresenta la Pasqua ovunque nel mondo: dipinto, intagliato, di cioccolato, di terracotta o di cartapesta sono molte le modalità con le quale le uova vengono addobbate o preparate. Ma mentre le uova di cartone o di cioccolato sono di origine recente, quelle...

Imparare giocando: si può fare anche per il Covid-19

E' stato realizzato in questi giorni il secondo gioco da tavolo sulla pandemia da un'idea di Fabrizio Iozzo. Si chiama "DPCM-Il gioco" ed è nato come una parodia per la voglia di esorcizzare questo periodo buio e riprendendo le regole del conosciutissimo "Monopoli"...

Il gioco dell’oca, dai Faraoni ad oggi

Oggi vi raccontiamo la storia del Gioco dell'oca, probabilmente uno dei più conosciuti al mondo, la cui origine, nella forma moderna, risale al XVI secolo. Ne troviamo testimonianza in uno scritto nel quale si racconta che nel 1580 Francesco I de' Medici ne fece dono...